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Rinnovamento e partecipazione - pag 1 PDF Stampa E-mail
PARTECIPARE AL CAMBIAMENTO PER UNIRE IL PARTITO E PER GOVERNARE LA SARDEGNA

Il 3° Congresso dei DS ha caratteristiche peculiari e diverse rispetto a quelle che caratterizzarono l’assise di Pesaro.

Diverso è lo scenario, peculiari e mutate sono le condizioni del partito. Gli avvenimenti occorsi in questo lasso di tempo, nel mondo, in Europa e nel nostro paese definiscono un contesto di riferimento largamente mutato, che impone analisi aggiornate e rinnovati impegni.

L’attenzione era allora concentrata sulla crisi della nostra organizzazione politica, indebolita e confusa per la sconfitta elettorale. Il confronto congressuale ha prodotto una chiara linea politica e l’affermazione della leadership di Fassino si è imposta da allora per affidabilità e per autorevolezza. Così come è cresciuto il partito nei consensi elettorali e nel numero di iscritti. Questi positivi risultati sono stati ottenuti anche grazie al contributo ed all’agire politico di chi allora non condivise la scelta di Pesaro (componenti del partito, parti consistenti del sindacato e dei movimenti), ma che ,da Pesaro a oggi, hanno avuto il merito di favorire posizioni unitarie sui temi della pace e dei diritti ed hanno contribuito a contenere in un alveo democratico quanto emergeva dai movimenti di massa sviluppatisi da Genova in poi.

In Sardegna, al contrario, il partito attraversa da anni una situazione di grave difficoltà politica contrassegnata da una continua perdita di consensi che, alle elezioni regionali, ha fatto registrare un ulteriore arretramento elettorale reso ancor più significativo dal quadro di vittoria della coalizione Sardegna Insieme e del Presidente Soru. Alle elezioni europee il risultato della lista unitaria è stato molto deludente e, con appena il 23% dei consensi, evidenzia non solo il peggiore risultato regionale della lista, ma segna anche un grave arretramento della coalizione “ Uniti per l’Ulivo” nell’isola rispetto al potenziale delle forze costituenti. I due risultati elettorali mettono a nudo problemi irrisolti e pongono al nostro partito la inderogabile necessità di rinnovarsi, pena il declino, di promuovere una rigorosa politica riformista e un nuovo gruppo dirigente che apra il partito alla società e raccolga con coraggio il forte segnale di cambiamento lanciato dai cittadini sardi alle elezioni regionali.

La questione della Federazione fra i partiti della lista uniti per l’Ulivo, come avvio di un più forte e stabile legame fra i componenti del centro sinistra , aperta all’adesione di altre forze, movimenti ed associazioni, merita dal congresso una forte attenzione ed una conferma decisa ed inequivocabile.

La proposta di Prodi della Grande Alleanza Democratica ha trovato un ampio consenso nelle forze del centrosinistra ed ha dato una risposta positiva alla domanda di unità e di coesione proveniente dalla base elettorale e dal popolo del centrosinistra.

Le questioni cruciali.


I profondi mutamenti di questi anni e la velocità con la quale si verificano, debbono essere interpretati, compresi e governati come elementi di uno scenario del tutto nuovo rispetto al quale certezze e aspettative sul futuro sono drammaticamente messe in discussione. I problemi più pressanti dell’inizio del terzo Millennio, ambiente, lavoro, welfare, diritti-cittadinanza-pace-sicurezza non hanno trovato ancora risposte convincenti in termini di governo globale e si sono anzi aggravati a causa delle politiche aggressive e liberiste portate avanti dalle forze conservatrici.

La possibile risposta del nuovo riformismo va ricercata innanzitutto nei valori e nei principi che devono essere assunti come una bussola di orientamento per leggere la realtà, per confrontarsi con essa, per governare democraticamente le trasformazioni e per dare risposte alla crisi che il mondo vive ed al conseguente stato di sofferenza e di incertezza che attraversa le donne e gli uomini che lo abitano. Tali principi e valori non possono non ispirarsi alla lotta all’ingiustizia, alla guerra, alla violenza e al terrorismo per affermare la solidarietà tra i popoli, la integrazione e la tolleranza religiosa e culturale ed il rifiuto del liberismo selvaggio presentato, e spesso acriticamente condiviso, come legge ineluttabile di natura. Il principio della sostenibilità è oggi per il mondo progressista la nuova frontiera dell’uguaglianza.

Sardegna fra identità e competizione.


La Sardegna è immersa in questo scenario vivendo pienamente le opportunità e le contraddizioni dei fenomeni del nostro tempo, rispetto ai quali siamo chiamati all'elaborazione di itinerari e soluzioni originali che, collegandosi ai movimenti democratici e progressisti del mondo, traggano la loro forza dalla nostra storia di popolo e dalla nostra cultura.

Ciò significa partecipare ai processi più vasti da protagonisti e valorizzare la propria identità senza cadere nell’isolamento. Al contrario dobbiamo essere motivati a scendere in campo nella competizione in atto fra aree, muovendoci sull’asse globale-locale, consapevoli del valore elevato che siamo in grado di apportare. Un’identità non rivolta al passato, ma al futuro, alla costruzione di un progetto condiviso che manifesti ciò che si vuole essere e diventare.

Si deve pensare ad aprire una stagione nuova, che affronti il nodo del livello di autogoverno del popolo sardo, partendo dal presupposto che lo stesso potrà nascere in un quadro di piena consapevolezza e responsabilità. La rivendicazione di maggiore autonomia e la difesa della specialità non è credibile se non siamo capaci di esercitarle avviando processi coraggiosi di riforma legislativa e amministrativa, a partire dalla profonda riorganizzazione della macchina regionale e dei suoi numerosi enti strumentali, mettendo in campo una forte iniziativa politica per costruire un ampio consenso nella società attorno ad un progetto di modernizzazione della Sardegna a partire dalla riqualificazione della scuola pubblica, dell’università , della ricerca e della formazione professionale , dal sostegno alla qualità dello sviluppo locale nel rispetto dei principi della sostenibilità ambientale, culturale e sociale.

La sfida del governo.


Questa è la sfida che attende i DS-SFS e le forze riformiste e democratiche sarde. Essa si gioca in maniera decisiva sul terreno dell’esperienza di governo che stiamo compiendo e che compiremo. Gli elettori sardi hanno espresso un’importante e, per certi versi, inedita volontà di cambiamento profondo rispetto alla quale l’esito elettorale certifica il ritardo e l’inadeguatezza del gruppo dirigente del partito. E’ un’occasione straordinaria per introdurre importanti elementi di innovazione e di modernità, oltre che di rinnovamento della società per renderla più giusta e solidale.

La sfida del governo è la grande opportunità che ci si presenta per entrare in sintonia con i bisogni e le speranze della società sarda.

L’opportunità e, ad un tempo, i problemi che ci si presentano vertono sull’attivazione di un efficace processo di riforma destinato a cambiare, con lo statuto e la riforma della regione, il rapporto fra cittadini e potere, le linee dello sviluppo, della solidarietà e coesione sociale. Un siffatto processo perché divenga reale ed acquisti forza e durevolezza ha bisogno di essere sostenuto da una convinta e larga partecipazione delle organizzazioni politiche, dalle forze vive della società e presuppone il sostegno convinto all’azione del governo regionale. Non dobbiamo sottovalutare, infatti, che questa si svolge in una situazione di straordinarie difficoltà determinate dal complesso dei problemi dello sviluppo e del lavoro, non solo sardi, propri di questa fase, aggravati dalla perniciosa eredità lasciata dai governi regionali della destra. D’altro canto, tale processo esige che i partiti coltivino la loro funzione di elaborazione politica e programmatica, anticipatrice dell’azione legislativa e di governo e di promozione del consenso partecipato.

Essere all’altezza della sfida di governo ci impone di interrogarci, di aggiornare la nostra capacità di interpretare i processi in corso, di rientrare in sintonia con ciò che si muove nella società non solo sarda, individuando le risposte più adeguate che diano ai sardi il senso di una vera svolta nella vicenda autonomistica.

Sarà questo il compito che impegnerà duramente le forze del centrosinistra sul terreno dell’elaborazione, della rappresentanza e dell’ampliamento della democrazia e della partecipazione. Il governo regionale ha bisogno di interlocutori politici veri, per confrontarsi, e governare il cambiamento in un quadro di lealtà e di franchezza reciproci. Il confronto tra le forze di maggioranza e tra queste e l’esecutivo deve essere sempre rispettoso della collegialità quale metodo utile per adottare atti di governo condivisi, partendo dal presupposto che la maggioranza e l’esecutivo devono riconoscersi nel loro insieme come protagonisti e corresponsabili dell’esito della sfida del buon governo della Sardegna.

Sarebbe però in ogni caso parziale ridurre la questione di una nuova ed incisiva stagione riformista alla mera regolazione di più efficienti rapporti fra il governo regionale, i consiglieri e le segreterie dei partiti. Cogliere appieno la straordinarietà del momento che attraversa la comunità regionale, con tutte le opportunità positive impone atteggiamenti di responsabilità alle forze politiche, al mondo della cultura ed all’intera classe dirigente progressista sarda. Al compito di realizzare questa convergenza deve dedicarsi, non da solo, il nostro partito, riprendendo e instaurando i canali di comunicazione con le aree sociali del merito e del bisogno.

Il ruolo del Partito.


Le origini e i motivi della sconfitta elettorale delle nostre liste risiedono principalmente nell’ambiguità nella quale ha vissuto il partito. Un’ambiguità che scaturisce non solo da errori tattici o da divisioni interne, quanto, soprattutto, dal solco che si è prodotto tra noi, la forza maggiormente organizzata del centrosinistra, con le realtà più vere della società sarda.

Da questo punto di vista l’ultimo anno rappresenta solo la punta dell’iceberg. Sotto c’è ben altro che va indagato ed approfondito, a partire dalla questione delle regole, della partecipazione degli iscritti e degli elettori alla formazione degli orientamenti e delle decisioni e dalle procedure di costruzione della leadership.

Troppo spesso, infatti, si è data l’impressione di chiusura del partito e ed emersa la sua difficoltà a recepire le domande nuove e drammatiche poste dalla società e a superare la cristallizzazione dei gruppi dirigenti e il loro sostanziale perpetuarsi.

Le esperienze delle liste civiche locali, affermatesi in Sardegna a partire dalla metà degli anni novanta, e che hanno interessato soprattutto la parte più progressista e disponibile al cambiamento delle realtà urbane maggiori e più vivaci, stanno a dimostrare l’ incapacità dei partiti, compreso il nostro, a dare risposte adeguate alla domanda di partecipazione di tanti cittadini.

E’ l’accumularsi dei segni di chiusura, della indisponibilità all’ascolto, , dell’autoreferenzialità dei gruppi dirigenti, della caduta di capacità di elaborazione e di iniziativa politica la causa principale del collasso elettorale del partito. Tuttavia, forse non tutto è perso se in questo cruciale passaggio congressuale sapremo dimostrare di aver compreso e di saper cambiare.

Per farlo occorre subito invertire la tendenza nel modo di operare del partito, nel suo rapporto con gli iscritti e con gli elettori. Da questo punto di vista le questioni sul tappeto sono fondamentalmente le seguenti:

Ristabilire il ruolo primario delle sezioni e degli organi dirigenti.


Occorre ridare in modo tassativo agli organi dirigenti e, prima di tutto, alle sezioni e alle strutture di base, il ruolo decisionale che in nessun caso può essere loro espropriato. Anche rendendo le sezioni appetibili a forme nuove di partecipazione alla vita politica;

Promuovere negli organi dirigenti nuove risorse ed energie.


Il partito deve concretamente favorire l’ingresso e l’impegno di nuove energie. In questi anni si sono escluse risorse e competenze importanti, tanto meno si è operato una concreta responsabilizzazione delle nuove generazioni. La ristrettezza e il perpetuarsi nel tempo degli stessi gruppi dirigenti sono la conferma di tale chiusura verso il nuovo. Anche la formazione delle liste elettorali è troppe volte condizionata dall’esigenza di “salvaguardare” alcuni candidati, non rendendosi conto che la “salvaguardia” migliore è avere sempre e solo candidati forti;

Eleggere Organi dirigenti rinnovati ed autorevoli e adottare le primarie come metodo ordinario di scelta delle candidate/i.

La selezione dei gruppi dirigenti deve avvenire sulla base di un costante sforzo volto a coniugare esperienza, rinnovamento, rappresentatività sociale equilibrata fra compagne e compagni La scelta delle rappresentanze istituzionali, a tutti i livelli, deve avvenire sulla base di una valutazione oggettiva delle qualità delle compagne e dei compagni, e devono essere operate attraverso le primarie basate su regole certe e sul più ampio coinvolgimento di iscritti, sostenitori ed elettori. Col preciso intento politico di affermare i principi di quella che viene definita Democrazia Paritaria, il processo di selezione delle rappresentanze deve essere strutturato in modo tale da garantire l’effettiva parità di donne e uomini nell’accesso alle consultazioni popolari e alle cariche pubbliche;

Perseguire, in un partito rinnovato, il rientro di compagne e compagni che si sono allontanati.


Rivolgiamo un appello a coloro che in questi anni hanno lasciato il partito perché si sono sentiti esclusi o perché insoddisfatti della vita interna, a coloro che si sono allontanati perché demotivati, a chi sta alla finestra, a chi ha cercato talvolta di impegnarsi in altre esperienze nell’ambito della sinistra e del centrosinistra, affinché tornino ad un impegno attivo in un partito dei Democratici di sinistra che si rinnova nelle politiche, nei metodi, nei gruppi dirigenti. Dalla società sarda viene una forte domanda di politica di qualità, imperniata su un vasto programma di cambiamento e su una dimensione etica dell’impegno (anche attraverso la definizione di una carta etica che dia al nostro operare un segnale forte di rinnovamento). Noi ci proponiamo di rispondere a questa domanda.
 
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Efisio Demuru

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