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Capoterra dopo l'alluvione del 22 ottobre. PDF Stampa E-mail
Novembre 2008 - Il Tamburino Sardo - Intervista di Bettina Camedda all'Assessore Efisio Demuru

Sono passate poche settimane dal violento nubifragio che si è scatenato nelle zone lungo la costa meridionale della Sardegna. Tra le più colpite Capoterra con un pesante bilancio di 5 morti e migliaia di sfollati. Secondo una prima stima i danni di beni immobili, mobili e interventi vari ammonterebbero a 120 milioni di euro senza considerare i costi di messa in sicurezza della diga di Poggio dei Pini.

Ne parliamo con Efisio Demuru Assessore ai Lavori Pubblici di Capoterra.

Assessore Demuru può fare un bilancio della situazione?

La situazione si sta normalizzando. Le strade sono parzialmente sgombre dai detriti e gran parte delle case sono libere da acqua e fango. Ora si sta provvedendo a portare i rifiuti nelle aree autorizzate di Carbonia. In questi giorni c’è stato uno sforzo ammirevole e grande solidarietà verso i nostri cittadini, da parte di Forze dell’ordine, Protezione Civile, Ente Foreste, Genio Civile, Vigili del fuoco, Esercito e delle tante Amministrazioni comunali che ci hanno aiutato, ma anche da tantissimi cittadini organizzati in associazioni di volontariato, come la Caritas, e da amici e parenti. Insieme hanno prestato soccorso agli abitanti delle zone colpite di Rio San Girolamo, Frutti d’Oro 2 e Poggio dei Pini. Resta il dolore per le cinque persone che hanno perso la vita e per i cittadini che non hanno più la serenità di vivere nella loro casa, non hanno più mobili, auto. Tutto è stato sommerso dal fango.

Quanto hanno influito le scelte edilizie del passato?

Tra il 1970 e il 1980 nel nostro territorio c’è stata una speculazione edilizia che non ha tenuto conto della natura e che la natura, prima o poi, si riprende sempre il suo spazio. Si è realizzato dove non si doveva, ci sono stati investimenti miliardari senza nessuna logica urbanistica. Tanto è che questa Amministrazione comunale, dal 2001 in poi, si è preoccupata di garantire la sicurezza ai cittadini, con l’applicazione di tutte le norme previste nel PAI, come la canalizzazione, la messa in sicurezza e la pulizia dei canali, la costruzione di ponti come quello fatto nella 195 sopra il percorso dell’Anas, del costo di un milione di euro, all’altezza di Su Loi sul canale di Riu Masoni Ollastru e tantissime altre opere come il canale di Santa Lucia. Il Comune di Capoterra insieme al Consorzio di Bonifica della Sardegna meridionale ha utilizzato i finanziamenti per realizzare queste opere di canalizzazione che hanno almeno impedito che il centro storico fosse danneggiato, come è accaduto nel 1999. Nelle zone a mare si sono fatti questi piani ma non è stato sufficiente forse perchè è piovuto in proporzione maggiore rispetto al ‘99. In tre ore la quantità di acqua è stata di 360 mm che, a Capoterra è l’equivalente di 7 o 8 mesi di pioggia.

La progettazione e la realizzazione delle strutture e delle lottizzazioni che hanno subito i maggiori danni risale agli anni 70, ma non è la prima volta che accadono eventi simili. L’Amministrazione cosa ha fatto per garantire la sicurezza necessaria?

In questi anni ci siamo occupati di offrire servizi ai cittadini ma soprattutto di impedire che andassimo incontro a possibili rischi idrogeologici, con il conseguente danno delle strutture abitative.

I finanziamenti pervenuti sono stati investiti per la sicurezza del territorio mettendone anche di propri.

Lo diciamo da tanti anni: Capoterra è stata disegnata male. Abbiamo un centro storico e tantissime lottizzazioni sparse per il territorio che comportano costi elevati che altri comuni non hanno. Pensate che il piano di fabbricazione di Capoterra, che ha quasi quaranta anni, individua un’area territoriale dove è possibile fabbricare che costituisce l’80% del territorio comunale.

L’Amministrazione ha tentato di fare un Piano urbanistico comunale ma con l’introduzione di una serie di norme urbanistico- regionali, i tempi si sono allungati e non hanno permesso di portare a termine il PUC. Così abbiamo attuato una delibera, antesignana della politica di Soru, che in un momento di vuoto legislativo ha consentito di preservare il territorio da ulteriori scempi. La delibera 9 del 2003 ha impedito la realizzazione di 13 lottizzazioni, per un totale di 2milioni e mezzo di metri cubi. Un milione in più di quanto realizzato nelle zone a mare.

Questa Amministrazione di centro- sinistra avrà i suoi limiti e certamente avrà commesso degli errori ma è anche vero che ha fatto di tutto per evitare che eventi di questo tipo si ripetessero.

Nelle due campagne elettorali del 2001 e del 2006 siete stati accusati da opposizione e imprenditori di frenare lo sviluppo dell’economia edilizia. È così?

Negli anni c’è stato un incremento della popolazione: è nostro dovere costruire insieme una nuova comunità che non può avere come presupposto la cementificazione del territorio. Il problema non è costruire ma costruire avendo come unico obiettivo vendere, senza rispettare i criteri di sicurezza e di risparmio energetico. L’assurdo è questo: Rio San Girolamo è un’area rischiosa ma se uno ha un lotto e ci vuole edificare il Comune non può impedirglielo perché ci sono delle leggi regionali che lo permettono.

In questi anni abbiamo dimostrato che la nostra scelta non è negare lo sviluppo economico ma solo uno sviluppo economico sbagliato: Capoterra non ha bisogno di altri investimenti immobiliari ma di servizi e di strutture agibili e sicure. Ha bisogno di costruirsi un’identità che parta dalla sua matrice culturale, storica e ambientale.

Il 29 ottobre è stato approvato il ddl sugli interventi urgenti. Quali sono le vostre richieste?

Chiediamo risorse economiche da investire nel rifacimento delle opere pubbliche danneggiate, per ristorare i cittadini e per la messa in sicurezza del territorio con risorse superiori a quelle che abbiamo perduto in modo che non si verifichino più episodi come questo. Le opere di canalizzazione sono state fatte tenendo conto che piogge come quella avvenuta non sarebbero mai potute succedere.

I tempi di risarcimento dovrebbero essere abbastanza veloci, alle perizie è seguita una modulistica da compilare per i danni strutturali, poi ci sarà la modulistica fatta da noi insieme alla Protezione Civile e alla Regione Sardegna.

Abbiamo aperto dei conti correnti per la solidarietà perché chi vive lì ha perso tutto oltre la serenità. Devo dare atto a Renato Soru, alla Regione Sardegna, che è stato uno dei primi con tre esponenti della sua giunta, Cicitto Morittu, Carlo Mannoni e Dadea, ad attivarsi per mettere all’attenzione del governo regionale e nazionale la situazione.

Il capo del Dipartimento per la protezione civile Bertolaso ha elogiato Sindaco e Amministrazione per l’impegno ma ha anche accusato le parti di mancanza di coordinamento. Lei che ne pensa?

Non credo si possa parlare di mancanza di coordinamento: i soccorsi sono stati tempestivi. Probabilmente avevamo moltissime risorse utili però la logistica non ha permesso un’organizzazione più dettagliata.

Capoterra è situata tra l’area industriale e Cagliari e non avere una transitabilità alternativa, come un nuovo tracciato della Strada statale 195, non ci ha favorito. La viabilità era bloccata e le strade di collegamento tra Capoterra, Poggio dei Pini e le zone a mare erano isolate a causa di alcuni problemi strutturali dei ponti nelle località di Su Loi e Remaccio. Inoltre c’è stata la tracimazione della diga che ha isolato le varie zone.

Ma il vero problema è che lo Stato deve investire molto di più nel prevenire questi eventi, non ci si può accontentare di un fax che arriva magari quando gli uffici comunali sono già chiusi, esistono le tecnologie e lo Stato ha il compito di creare meccanismi di allerta più seri.

Il consigliere regionale del Pd, Marco Espa, anche lui del nubifragio, ha chiesto che si aprisse una commissione di inchiesta in merito. È d’accordo?

Sono favorevole se permetterà di perseguire il nostro obiettivo di migliorare le condizioni del nostro territorio e renderlo più sicuro per i cittadini. È importante individuare i responsabili di scelte sbagliate di tipo urbanistico ma soprattutto è necessario promulgare tutte quelle condizioni legislative che blocchino e impediscano per il futuro speculazioni di questo genere.
 
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Efisio Demuru

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