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Lo chiamerei Partito Democratico Sardo PDF Stampa E-mail
21 Luglio 2007

La storia recente racconta dei partiti della Sinistra sarda animati da uno spirito di sperimentazione verso le forme di rapporto federativo col partito nazionale. Sperimentazioni, ricordiamolo, caratterizzate da alterne fortune.

In linea con questo principio abbiamo disegnato il profilo di un partito con una forte vocazione autonomista che è la naturale inclinazione dei partiti del centrosinistra in Sardegna.

La nascita del PD su base federale, anche se ora poco compiuta, le elezioni politiche e le attuali vicende regionali hanno giustamente occupato l’intero spazio del dibattito dentro il PD.

Per la Sardegna questo ha significato interrompere i lavori della Commissione Statuto regionale che stavano scrivendo in maniera chiara sull’essenza federale del nuovo soggetto politico.

Al contrario l’Assemblea costituente regionale ha sviluppato, almeno nei principi, il tratto federale che il PD dovrà assumere.

Tra slogan identitari e federalismo dall’alto, il pericolo è che il PD in Sardegna diventi una succursale del PD nazionale.

Ecco perché è necessario riprendere i lavori di confronto, e non solo sulle regole dell’assemblea costituente o la discussione su simbolo e nome del PD in Sardegna.

Il nostro obiettivo prioritario è, oggi, stabilire i contenuti programmatici e le modalità di costituzione del Partito Democratico Sardo federato.

La nuova fase politica che stiamo attraversando, che propone nuove chiavi di lettura della politica e nuove forme di aggregazione ideologica, deve manifestare la sua freschezza non solo a Roma ma anche a Cagliari.

La Sardegna ha il compito di elaborare idee, progetti e percorsi, perchè sono profondamente convinto che non è possibile creare un rapporto autenticamente federale se le regole sono imposte dall’alto.

Non mi convince neanche l’idea che sia sufficiente parlare di Sardegna invece che dei Sardi, la sfida è parlare della Sardegna nell'interesse dei Sardi. Per farlo è necessario individuare prioritariamente i nostri riferimenti sociali: la politica dell’indistinto è anacronistica.

Il PD sardo che idea ha per il futuro dei Sardi e della Sardegna?
Il PD sardo come sceglierà i suoi gruppi dirigenti?
Il PD sardo come può diventare, realmente, la casa di tutti i socialisti, democratici, i cattolici impegnati nel sociale, i progressisti ed autonomisti?
Il PD sardo come può avvicinare alla politica i giovani e le donne?

Il mio augurio è che il PD, che disegna il proprio futuro impegnando le intelligenze secondo modalità collettive, dimostri di essere un partito pluralista che sappia credere nelle proprie capacità, e che unisca l’efficacia delle azioni rinnovatrici con il più vasto grado di partecipazione democratica.
 
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Efisio Demuru

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