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In 2500 per parlare di un'idea folla di rottamatori alla Leopolda PDF Stampa E-mail
Articolo di Ernesto Ferrara - 6 novembre 2010

"Il vero partito oggi è qui, non a Roma con Bersani". Sullo schermo spezzoni della fiction Boris e la Guzzanti che imita Massimo D'Alema. Nessuna introduzione, solo una voce che dall'altoparlante accoglie in sala

La prima a rompere il ghiaccio arriva da Marsala, si chiama Annamaria Angineri. "Preferisco essere qui anziché all'assemblea dei circoli convocata da Bersani a Roma perché penso che il partito sia questo". La applaudono subito gli oltre 2.500 "rottamatori" che alle 21 di ieri già riempivano la navata della stazione Leopolda, dove Matteo Renzi ha scelto di mettere in scena "Prossima fermata Italia".

Nessuna introduzione, nessuna relazione iniziale. La liturgia da Conferenza programmatica viene spazzata via dalla voce metallica che apre la serata: "Vi preghiamo di prendere posto e di lasciarlo dopo tre mandati. Di non aprire i finestrini perché qui non vogliamo correnti". Il sindaco Renzi e Pippo Civati siedono a fianco dietro la consolle. Si presentano pronunciando l'uno il nome dell'altro, come alla radio. Ricordano che il tempo massimo è di 5 minuti. Avvertono che si "parla solo delle cose da fare, non di questioni interne al Pd". E poi via alla maratona, tra spezzoni della fiction di Boris, il film "Generazione mille euro" e la Guzzanti che imita D'Alema.

I cancelli hanno aperto alle 18. E in un paio d'ore, sfiorando il cartello all'ingresso "Al passato grazie, al futuro sì", la Leopolda rigonfia di militanti e dirigenti locali del Pd di tutta Italia. Tutti all'assalto di una cena con penne "leggermente arrabbiate" e dadini di salame. Comprese le 104 testate giornalistiche presenti. Salvatore Passafaro ha 29 anni e viene da Catanzaro: "Io sono più severo di loro, nella mia regione andrebbero rottamati tutti. Il criterio non deve essere anagrafico ma politico". Manuela Rontini, trentenne consigliere comunale Pd a Faenza: "Bersani? Calma piatta, lui fa bene l'ordinario ma in questa fase serve lo straordinario: la mia parola d'ordine per il futuro è sussidiarietà". Antonio Facchi ha 21 anni e viene da Prato: "I giovani della mia età o non votano o votano a destra. E' questo il meccanismo da invertire e il Pd forse da solo non lo può fare. Bisogna andare oltre, come propongono Civati e Renzi". Efisio Demuru e Sabina Contu vengono da Cagliari: "In Sardegna ci sono parlamentari che già erano eletti quando noi eravamo alle elementari. E' ora che si facciano da parte".

Da Padova arriva un gruppo di 20: "Siamo il Pd Nuovo Corso", spiegano agitando una bandiera con il simbolo del Pd e il teschio dei pirati che riceve i complimenti di Renzi ("Mitici"). Ci sono dirigenti delle Marche, il presidente del Consiglio comunale di Napoli e c'è Nico Giberti, segretario di un circolo Pd di Reggio Emilia: "Bisogna andare oltre la vecchia politica, però Matteo ora deve fare il sindaco. Se si candiderà un domani forse lo voterò, ora però deve dimostrare, come sta già facendo, di fare bene". Tra le prime parole scelte dai relatori, innovazione, merito, ascensore, banda larga.

 
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