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La Regione non paga, cantieri bloccati e imprese in rivolta PDF Stampa E-mail
L'Unione Sarda, articolo di Maura Pibiri - 25 settembre 2010

I sindaci dei comuni con oltre cinquemila abitanti si troveranno martedì a Cagliari con l'Anci. Sul patto di stabilità è protesta continua. Con l'acqua alla gola ma con ancora tanto fiato da urlare per denunciare lo stato di malessere in cui versano da troppo tempo. Contro il governo centrale, contro la Regione. Contro quel «dannato patto di stabilità imposto più che concordato che ci impedisce di spendere e garantire alle nostre comunità servizi e infrastrutture decenti». I sindaci dei comuni con oltre cinquemila abitanti, che al famigerato patto devono sottostare, sono sul piede di guerra. E martedì si ritroveranno a Cagliari, sugli scranni del consiglio municipale, per confrontarsi e denunciare ancora una volta lo stato di crisi. Un'assemblea a cui parteciperanno anche i dirigenti regionali dell'Anci, in testa Tore Cherchi, che di Carbonia è primo cittadino e dell'associazione comuni d'Italia è il presidente. Casse vuote o quanto meno chiuse a doppia mandata. «Centro polivalente, centro diurno per anziani, manutenzione di strade, realizzazione di marciapiedi, completamento del Pip. «È da marzo che non riceviamo il becco di un quattrino», taglia corto Giulia Mameli, assessore ai Lavori pubblici di San Sperate , «l'amministrazione ha già anticipato 290 mila euro, se vogliamo far partire altri cantieri e mandare avanti progetti in corso d'opera i soldi la Regione ce li deve dare altrimenti rischiamo di uscire dal patto di stabilità».

Da quando la Regione ha messo a dieta i Comuni, le imprese vincitrici di bandi pubblici rischiano di non poter lavorare o di non essere pagate. E si stanno infuriando. «Dal 16 di questo mese abbiamo già bloccato i pagamenti alle imprese che stanno eseguendo le opere nel nostro territorio», racconta il sindaco di Pula Walter Cabasino. «Lavori di urbanizzazione, manutenzione di strade, ultimazione del palazzetto: saremo costretti a bloccarli se da Viale Trento non arrivano soldi. Siamo fuori dal patto di stabilità di un milione di euro circa, abbiamo avuto 857 mila euro e pagato ditte per 3 milioni e 683 mila euro, abbiamo fatto uno sforzo e ci auguriamo che facciano lo stesso alla Regione». Anche Capoterra , con quasi 24 mila abitanti, si trova davanti allo stesso spettro. «Siamo rientrati nel patto, e come gli altri centri aspettiamo denaro per opere rendicontate, la cifra si aggira sui due milioni di euro», spiega il sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu.

L'assessore ai Lavori Pubblici Efisio Demuru sfodera i progetti: «Infrastrutture, manutenzione di strade, siamo noi che mandiamo avanti i lavori nonostante le somme non siano state erogate». «Saremo a Cagliari per affrontarlo questo tema scottante che coinvolge tutti», dice Umberto Oppus, direttore generale dell' Anci , «chiederemo alla Regione di trovare una soluzione così come hanno fatto la Lombardia e la Toscana, in modo tale che le maglie del patto di stabilità non siano una "trappola" per i Comuni». Da mesi la Regione ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti economici ai Comuni e il rischio è di uscire dal patto di stabilità e incorrere così in dure sanzioni del Governo. «Noi avremmo dovuto avere dalla Regione un milione e 800 mila euro per le opere pubbliche, sono inclusi diversi progetti per esempio la realizzazione di strutture, oppure l'allargamento della strada che costeggia il rio Matzeu. Insomma una situazione drammatica che accomuna molti paesi», ricorda Aldo Pili sindaco di Sestu . Il sindaco di San Sperate, Antonio Paulis, che in qualche modo si è fatto promotore della protesta, fa i conti del suo comune: «Un pacchetto di finanziamenti da quasi 700 mila euro rischia di bloccare le opere pubbliche del nostro paese. I soldi li abbiamo ma di fatto sono virtuali. E se tocchiamo quei quattrini rischiamo di uscire dal patto di stabilità, cosa che vorremmo assolutamente evitare».
 
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Efisio Demuru

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