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Ora ci vuole una legge nazionale PDF Stampa E-mail

NUOVA SARDEGNA - Articolo di Alessandra Sallemi. - 16 marzo 2010

CAGLIARI. La pala eolica alta 120 metri che avrebbe dovuto minacciare la celebre Sella del Diavolo di Cagliari ieri si è idealmente sbriciolata davanti al pubblico convenuto al Thotel per l’incontro organizzato dal Comitato «No all’eolico offshore nel Golfo di Cagliari». L’ha annunciato uno degli organizzatori, Chicco Porcu, in apertura dell’incontro: la società che doveva installare 33 torri nel Golfo degli Angeli si è ritirata. «E’ notizia di pochi minuti fa - diceva Porcu -, se è così per noi tutti è una vittoria, ma il senso di questa manifestazione resta: bisogna attrezzarsi contro altri progetti del genere».

Sempre possibili, se non si arriverà a quel che ieri il deputato Giulio Calvisi (Pd) ha detto di voler promuovere in Parlamento: una legge che restituisca alla Sardegna la competenza sulle installazioni eoliche. «Non si dice no all’energia alternativa prodotta dal vento - ha sottolineato il presidente del Comitato, Efisio De Muru - si dice no a progetti del genere». De Muru è assessore comunale a Capoterra, uno dei comuni più colpiti dal progetto perché lo sbocco della condotta doveva essere a Maddalena spiaggia: il comune scoprì l’operazione solo quando la Capitaneria chiese alle municipalità le osservazioni sul progetto entro il 30 marzo.

«Il punto è - ha spiegato Calvisi - che ci vuole una legge nazionale che rimedi al decreto del 2003, corretto nel 2007 da Prodi attraverso una finanziaria (in caso di conflitto, l’ultima parola doveva spettare alle regioni) e di fatto ripristinato con la legge sul nucleare del 2009 che riportava al governo ogni competenza. Noi parlamentari sardi siamo d’accordo per firmare una proposta di legge». Neppure adesso mancherebbero gli strumenti per difendersi da un impianto eolico che avrebbe dovuto occupare 10 milioni di metri quadri nel Golfo degli Angeli: come ha spiegato il consigliere regionale Giulio Steri, nonostante la complessità normativa sul tema delle autorizzazioni, si sarebbe potuto impugnare l’apertura del procedimento da parte della Capitaneria che avrebbe «irrazionalmente» agito fuori dalla conferenza istituzionale.

Titolo per impugnare ce l’avrebbero avuto i comuni e le associazioni ambientaliste: i ricorsi sono lunghi, ma il loro valore sarebbe stato soprattutto nel segnale politico indubitabile. Emanuele Sanna, già assessore regionale all’ambiente, ha spiegato tra l’altro che l’eolico off shore altrove è stato fatto senza traumi ambientali e paesaggistici oltre la linea dell’orizzonte: non vicino alla costa, lontano abbastanza perché non sia visibile da terra.

 
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Efisio Demuru

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